L’ARTE DEI REGNI AFRICANI

Il carattere storico dell’ arte africana emerge laddove si ha a che fare con quei regni che, per motivi politici o per motivi religiosi, hanno sviluppato un’arte di corte. In questi regni, il sovrano è una figura enormemente sacralizzata. L’arte ha sia lo scopo di distinguere differenti cerchie sociali, sia di legittimare il potere. Inoltre, l’arte di corte serve a trasmettere la memoria, non solo dinastica ma anche comunitaria.

IL REGNO DEL BENIN

A tal proposito, è impossibile non citare il regno del Benin. Esso vide la sua maggior espansione in concomitanza con l’arrivo dei Portoghesi. Sicuramente, le opere d’arte più famose sono le placche e le teste. Si ipotizza che le teste fossero delle rappresentazioni commemorative, oppure dei trofei. Con il susseguirsi dei secoli, lo stile delle teste (in ottone o bronzo) ha ampliato la presenza di elementi simbolici e decorativi. Oltre a teste e placche, altri oggetti erano realizzati dagli artisti africani su committenza europea, tant’è che è possibile rintracciare in essi la compresenza di elementi europei ed africani. Ad esempio, vi sono oggetti, come delle saliere afro-portoghesi, dal carattere antropomorfo e geometrico, che uniscono elementi locali a figurine dei coloni.

IL REGNO ASHANTI

Per quanto concerne il regno Ashanti del Ghana, esso ha avuto sia un ruolo di primo piano con gli Europei per il traffico d’oro e schiavi, sia un ruolo preminente con il commercio carovaniero trans-sahariano. A livello artistico, dunque, esso ha assorbito influenze europee, islamiche e locali. L’arte Ashanti pone al centro il potere sacrale del sovrano, nonché i vari ranghi della gerarchia sociale. Famosa e preziosa è l’oreficeria ashanti, oltre alla relativa produzione di pesi per l’oro, in bronzo, di carattere geometrico o figurativo. Tuttavia, le opere d’arte maggiormente conosciute e rinomate sono le bambole per la fertilità, dette ‘akua ba’. Gli stili di queste bambole per propiziare la fertilità differiscono da regione a regione ma rimangono riconoscibili per le seguenti caratteristiche: volto sferico, sottile collo ad anelli, ampia arcata sopraciliare e piccoli occhi.

IL REGNO KUBA

Il regno Kuba (un nome che raccoglie una ventina di gruppi etnici) del Congo, invece, presentava una società fortemente gerarchizzata, istituita nel 1600 circa dalla dinastia Bushongo. Al re, chiamato ‘nyim’, veniva attribuito il potere di influenzare gli agenti atmosferici e la fertilità, sia umana sia della natura. L’arte Kuba, dunque, è molto legata alla figura del sovrano ed alla volontà di sottolineare il prestigio reale tramite appositi oggetti (ad esempio: coppe per il vino, scatole per cosmetici, tessuti ricamati). Vi sono, inoltre, figure dei sovrani, dette ‘ndop’, mediante le quali si trasferiva il potere ai successori, assicurando l’autorità reale durante i periodi di transizione. Vi sono, poi, maschere che incarnano gli spiriti della foresta, detti ‘ngesh’, entità si pongono a metà fra gli uomini e le divinità. Questi spiriti sono rilevanti poiché favoriscono il successo nella caccia e nella cura delle malattie.

IL REGNO LUBA

Il regno Luba, anch’esso del Congo, ha raggiunto il suo massimo splendore verso il 1650, dopodiché è andato in declino, a causa delle guerre con il gruppo etnico Chokwe, nonché della tratta degli schiavi da parte degli Arabi. Al centro dell’arte Luba vi è la figura femminile, la quale è presente sia nelle statue, sia negli sgabelli, sia nelle frecce. La donna è presentata con volumi pieni, simmetrici e levigati; il volto appare assorto, come fuori dal tempo.